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Il Popolo Saharawi

I Saharawi (legittimi abitanti del Sahara Occidentale) vivono oggi dispersi e divisi. Una parte è rimasta nei territori occupati dal Marocco, un'altra nei territori liberati e la parte più numerosa si è rifugiata, dopo una fuga sotto i bombardamenti con il napalm e con le bombe al fosforo, nel deserto algerino nei pressi di Tindouf, dove sorgono i campi profughi.

E'un mare di sabbia e roccia, d'estate la temperatura raggiunge i 60° e d'inverno si va sotto zero. L'acqua dei pozzi è salata e non cresce un filo d'erba. Circa 400.000 persone vivono qui dal 1975.

La RASD (Repubblica Araba Saharawi Democratica), nasce il 27 febbraio 1976, ha un'organizzazione straordinaria: il territorio è diviso in 4 province (wilaya) ripartite in 8 comuni (daira), frazionati in quartieri (barrios). Le province portano i nomi delle principali città del Sahara Occidentale (El Aaioun, Smara, Dajla, Auserd), dove un giorno sperano di tornare.
Vivono di aiuti che provengono da organizzazioni umanitarie, dagli enti locali gemellati e dalle molte associazioni di volontariato. La solida struttura comunitaria, permette una divisione equa del poco disponibile. Le donne hanno mantenuto un ruolo centrale nella vita sociale e tra i Saharawi la segregazione sessuale non ha mai trovato spazio.

La lotta di liberazione è iniziata nel 1973 (il Fronte Polisario è stato fondato il 20 maggio 1973), contro gli spagnoli ed è proseguita poi dal 1975 contro il Marocco. Il conflitto armato è provvisoriamente cessato dal 1991. Da allora stanno aspettando che venga attuato il piano di pace varato dall'ONU, che prevede il diritto all'autodeterminazione del popolo Saharawi, da esercitare attraverso un referendum, con il quale potranno scegliere tra l'indipendenza e l'integrazione nel regno marocchino.

Il Marocco ha costruito un muro di sabbia imbottito di mine e presidiato da soldati, lungo il confine del Sahara Occidentale(2500 Km).

E' grande l'amarezza dei Saharawi per l'indifferenza dei governi stranieri che non intervengono per promuovere una soluzione che ponga fine alle loro sofferenze, apprezzando la loro scelta di civile pacifismo.

Noi rilanciamo il loro messaggio per farlo echeggiare il più lontano possibile.

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